Largo B. Placidi, 1 00060 (RM)
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Tel:0690117001 - comune@pec.comunedisacrofano.it

Comune di Sacrofano

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Informazioni generali

Abitanti: 7.508  (al 31-12-2010)
Superficie Territoriale : kmq. 28.49
Altitudine media sul mare: m 260
Distanza dal capoluogo (Roma) : km. 18.5
Municipio : L.go Biagio Placidi 1, 00060 ( RM )
Tel : 06 90117001 ; Fax : 06 9086143

 

IL PAESE, IL BORGO MEDIEVALE: LA STORIA DI SACROFANO...


Monte MusinoSulle pendici vulcaniche del Monte Musino s'adagia Sacrofano con le sue case dal caratteristico aspetto medievale. Vediamo alcune tracce storiche sul passato di Sacrofano. Nella donazione di fondi fatta a Santa Maria in Cosmedin dal dux Eustathius, nel secolo VIII (755), sono notati i luoghi Trea, Scrofanum e Mercurianum. La bolla di Giovanni XIX, del 1027, per la diocesi di Selvacandida, nomina i titoli di Santa Maria, di San Biagio e di San Giovanni in Sacrofano. L'altra di Benedetto IX, pure per quella diocesi, nomina i titoli di San Biagio, di San Giovanni, più quello di San Lorenzo di Sacrofano.
Abbiamo poi la menzione di un Ubaldum de Scrofano, causicium in un atto di Santa Maria in via Lata del secolo XII: due locazioni fatte dal Monastero di Sant'Alessio, una nel 1229, 20 settembre, a Giacomo e Fiorenzo di Sacrofano, e l'altra nel 1235, 17 febbraio, a Graziano pure di Sacrofano, di fondi nel tenimento Merulano; ed un'altra menzione delle chiese suddette nella nota bolla di Giovanni IX del 1236 per Selvacandida. Nel 1269, 19 settembre, i cardinali Ottaviano Ubaldini, Stefano Ungaro e Riccardo Annibaldi, tutori di Pietro e Manfredi Vico (figli del defunto pre-fetto Pietro IV), contraggono un mutuo con Pietro di Angelo Tebaldi per comprare due parti del castello di Scrofano, e allo stesso scopo ai 19 di ottobre, prendono altro denaro da Jacopo del Borgo e poi oppignorant castrum Scrofani. Onorio IV (Savelli) quando accrebbe i possedimenti dei suoi congiunti diede loro due parti di Scrofano, cum castrum suo Ferrarie, e allora Scrofano era passato alla diocesi di Nepi.

 

Accesso al ghettoSulla fine del secolo XIII e sul principio del XIV Sacrofano fu dominata dai Nardoni, che forse discendevano da quel Nardo protoscrinarius noto fin dal secolo XII, e che det-tero il nome ad una chiesa presso il Vaticano, san Martino de Nardonibus. L'antico villaggio era sul piano, distrutto il quale dai tiranni Nardoni, la popolazio-ne passò in alto. Nella metà del secolo XIV, Sacrofano consumava 10 rubbia di sale a semestre e intanto in quel tempo gli Orsini, padroni di tutta la Tuscia suburbica-ria, conquistarono anche questo castello che era la chiave della comunicazione tra la Cassia e la Flaminia.
Nel 1433, 9 luglio, Francesco Orsini conte di Gravina rinunziò a favore del cardi-nale Giordano, di Orsino ed altri Orsini, i diritti a lui spettanti su Bracciano, Galeria, Sacrofano ed altri castelli. Da Eugenio IV furono condonate le gabelle del sale e focatico a questo castello, che dovè poi inviare a Bracciano trenta soldati per l'esercito del Papa contro Nicolò Fortebraccio. Sacrofano dovette essere stata tolta agli Orsini dai Borgia nel 1503, con altre terre, in occasione della celebre rappresaglia del Valentino contro quella famiglia. Ma il castello fu recuperato dagli Orsini, tanto che nel 1516, 14 agosto, Giordano O. ne cedette le rendite insieme con quelle di Formello e Campagnano, a Lorenzo dell'Anguillara, per dote di Francesca figlia di detto Giordano. Nel 1548, 5 luglio, il cardinale Guido Ascanio Sforza, amministratore di Paolo Giordano Orsini, recu-però Sacrofano che era stato ceduto a Giulia O. moglie di Pierantonio Sanseverino e da questo venduto a Ferdinando O. duca di Gravina. 
Sacrofano fu compreso nel ducato di Bracciano eretto a Pio IV nel 1560. Del 1578, 28 novembre, è un accordo tra il cardinale de' Medici, tutore di Virginia Orsini, e la comunità di Sacrofano alla quale vengono riconosciuti alcuni diritti di semina e di pascolo nel territorio di S. Alaria (di Galera) e viene tolto l'obbligo della milizia a cavallo. Rimane sempre a questa famiglia, come provano i numerosi documenti esistenti, finché, nel 1662, 19 giugno, Lelio, Flavio e Virginio Orsini lo vendettero con Campagnano, Cesano e Formello al cardinale Flavio, a Mario ed Agostino Chigi.

 

 

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